Gruppo Italiano Tecniche Imagerie Mentale

Scuola Italiana di Psicoterapia

per le Tecniche Immaginative di Analisi e Ristrutturazione del Profondo

Imagerie Mentale e L’ITP

L’Imagerie Mentale fu definita da Galton (1898) prima, da Binet (1911) poi, come successione di immagini e sensazioni immaginarie vissute e verbalizzate da un Soggetto in presenza di un Operatore.
I primi tentativi di applicazione psicoterapica si devono a Janet (1898) e a Clark (1926).
I principali ricercatori, ai quali si devono le attuali conoscenze sull’Imagerie Mentale, sono Desoille (1931), Happich (1932), Guillerey (1942), Kretschmer (1949), Schultz (1950), Godel (1952), Rigo (1952), Jung (1954), Leuner (1955), Arthus (1956), Gerard (1961), André Virel (1965). A quest’ultimo si deve la denominazione di “Imagerie Mentale” e la tecnica di rilassamento propedeutica alla psicoterapia di tipo immaginativo (teorie, tecniche ed esperienze sono illustrate nell’opera “L’Imagerie Mentale” di R. Frétigny e A. Virel – Editions du Mont-Blanc, Genève, 1968).
I metodi psicoterapici originali che utilizzano l’Imagerie Mentale sono quelli di Desoille (Rêve Éveillé Dirigé o RED), di Guillerey (Reverie Dirigée), di Leuner (G.A.I.), di Rigo (RED di poco spessore – ITP), di Jung (Immaginazione Attiva), di Gerard (Symbolic Visualization, che si riferisce alla Psicosintesi di Assagioli).
Nel 1962 inizia la formulazione del metodo da parte di Leopoldo Rigo.

La prima utilizzazione sistematica dell’Imagerie Mentale risale a R. Desoille, che apprende la tecnica dall’occultista E. Casland e la usa come un metodo per l’esplorazione e per lo sviluppo della personalità e a fini terapeutici (opera, 1945).
Desoille coglie le possibilità di un mondo immaginario dinamico e capace di modificazioni significative nella vita del paziente. Egli definisce in quegli anni il metodo psicoterapico denominato ”Rêve Éveillé Dirigé”, che diventa il fondamento di tutti i moderni metodi psicoterapici fondati sull’uso delle immagini mentali.

Rigo è tra i primi a conoscere, applicare e successivamente a modificare il ”Rêve Éveillé Dirigé”. Egli mantiene i punti essenziali del metodo di Desoille, in particolare:
• la “rêverie”, che rende più profondo il rapporto con le immagini, provocata stimolando l’immaginazione del soggetto per mezzo dell’idea di movimento e di azione, soprattutto di ascesa e discesa;
• la partecipazione del soggetto a livello chinestesico e i procedimenti che permettono allo stesso di far fronte ad immagini angoscianti con atteggiamento attivo e di superamento delle stesse, aumentando i poteri dell’Io di fronte alle forze inconsce;
• i fattori di cura, il riordino della serie archetipica, i fattori di apprendimento e di modifica di pattern, particolarmente estesi data l’azione immaginativa in stato semioniroide.

Rigo introduce delle modifiche alla tecnica e denomina il suo metodo ”RED di poco spessore” (1963). In Rigo vengono eliminati gli aspetti suggestivi, viene incrementata la posizione attiva del soggetto e viene preparato con il rilassamento il passaggio allo stato semioniroide. Viene curato maggiormente il legame con la vita reale del soggetto e soprattutto viene introdotta una maggior spontaneità e non direttività, divergendo dall’approccio direttivo e decisamente pedagogico dell’ultimo Desoille, attratto dalle teorie del condizionamento pavloviano.
Il RED di poco spessore abolisce le salite e le discese spinte e, con semplici suggerimenti di tipo chinestesico, porta il soggetto ad affrontare la propria conflittualità, le proprie difese su un piano immaginativo e simbolico. Nei suoi lavori Rigo precisa la natura della immagini del RED, la tipologia dei suoi interventi, che mettono il Soggetto in una condizione più attiva e meno di difensiva, l’uso delle immagini spontanee, l’impiego di procedimenti particolari quali la “tecnica delle regressioni d’età”, ecc.
In sintesi Rigo utilizza e rielabora sopprattutto il primo Desoille, che ha abbondanti riferimenti a Freud e a Jung e una chiara impronta psicodinamica.

Fin dal suo esordio la psicoterapia di Rigo punta alla “modifica del fondo Fantasmatico” e alla “integrazione e sviluppo della personalità”.
La. psicoterapia di Rigo presto si incontra con le tecniche di Imagerie Mentale di R. Frètigny e A. Virel. Dagli anni 60 sia in Francia che in altri paesi si costituirono diversi gruppi attorno alle tecniche di Imagerie Mentale. Nel 1968 Rigo è tra i fondatori della SITIM “Sociètè Internationale des Tecniques d’Imagerie Mentale”, di cui rimane vicepresidente fino alla morte. La SITIM promuove negli anni una serie di incontri internazionali, in cui si confrontarono varie tecniche psicoterapiche e diversi apporti culturali e metodologici.

Fretigny e Virel diedero un grande contributo allo studio dell’Immagine Mentale, alla sua applicazione in campo terapeutico, al rilassamento, alla genesi delle Immagini, dando vita all’Oniroterapia.
Per quanto concerne gli aspetti scientifici, sono stati particolarmente significativi gli studi encefalografici (1961-65) compiuti da Virel presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Parigi, che dimostrano come il rilassamento approfondito, che comporta la comparsa spontanea di immagini, sia caratterizzato dal ritmo cerebrale “alfa”. Il ritmo “alfa”, studiato da H. Berger nel 1929, è l’attività elettrica delle regioni posteriori dell’encefalo che è caratteristica di alcuni stati di coscienza esclusivi della specie umana, nell’auto-ipnosi, nello yoga, nella meditazione zen.

Rigo, dopo aver utilizzato il training autogeno, apprende ed integra la tecnica di rilassamento, cosiddetto “digitale”, di Virel, che agisce su meccanismi fisiologici d’inibizione muscolare e, attivando l’attenzione del Soggetto sulle sensazioni tattili, accresce per così dire la sua “percezione profonda del corpo” e lo conduce ad un rilassamento più completo e ad un’imagerie caratterizzata dal ritmo alfa, in una condizione di elevata coscienza e di bassa vigilanza (Virel).
Questa è la sitazione più idonea alla proiezione nel vissuto immaginario dei propri vissuti e delle proprie nevrosi ma anche alla liberazione delle potenzialità dell’immaginario, o meglio, come dice Virel, al ripristino della “Funzione biologica dell’ immaginario”.

Altri concetti in comune tra l’Oniroterapia e l’ITP sono:

  • la non direttività o una “direttività ridotta” in armonia con le caratteristiche del paziente;
  • la nozione di “Io corporeo Immaginario”, centro del dramma immaginario che si configura come “autorappresentazione spazializzata della psiche del soggetto”;
  • la definizione dello scenario e le implicazioni drammatiche.
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