Alcune riflessioni sulla scrittura.

image_pdfimage_print
RedazioneSilvano Secco

Questo numero della Rivista è dedicato alla giornata del 6 Maggio 2015 Seminario GITIM  “Sogno e son desto – Origini e continuità del metodo ITP  di Leopoldo e Serenella Rigo”. Con la Rivista si vuol dare voce ad una esperienza specifica di un gruppo/corpo di psicologi-psicoterapeuti che cercano di trasmettere ad altri psicologi in formazione una tecnica psicoterapica denominata ITP e i suoi riflessi culturali e filosofici. Scrivere non è facile. Delle volte richiede uno sforzo fisico e nello stesso tempo è un atto mentale poiché richiede capacità di sintesi e di estensione del pensiero. Già nel Medioevo, allorquando pochi erano quelli che sapevano scrivere, Oderico Vitale affermava che quando una persona scrive l’intero corpo è al lavoro1. Pulver2 nel contesto della scienza grafologica dimostrava che nella scrittura si proietta l’immagine del corpo della persona che scrive. Il tratto grafico può quindi essere così suddiviso:  Zona superiore esprime le aspirazioni intellettuali e spirituali  Zona mediana Io empirico ed emozioni  Zona inferiore le pulsioni e la sessualità  Direzione sinistra introversione e passato  Direzione destra estroversione, progettualità. Claude Lévi-Strauss antropologo era del parere che la scrittura è una strana cosa. Per capire questa ed altre affermazioni inerenti la scrittura bisogna intenderci. Ad esempio quando noi pensiamo al termine “scrittura” pensiamo alla scrittura alfabetica, ma non è solo così che deve esser intesa. Se consideriamo gli aspetti inerenti alla storia, all’antropologia della scrittura vedremo come questa strana cosa sia più complicata di quello che pensavamo.  Un fatto in ambito antropologico ci può far riflettere quello della grafofagia o incorporazione delle parole scritte, dove il corpo diventa medium della scrittura. Le donne tuareg ingeriscono l’inchiostro con il quale il marabù aveva tracciato le formule magiche su una tavoletta3. Un altro fatto in ambito clinico che può aiutare nella riflessione è quello di una paziente che seguo da alcuni anni, la quale mangia le pagine del libro scritto da un suo docente e altre del suo diario segreto. Anche in questo caso vi è incorporazione di del docente o di sé per il tramite dell’ingoiamento delle parole scritte. La scrittura è una strana cosa anche perché non solo ha questo rapporto con il corpo e con l’immagine del corpo ma anche perché nella storia dell’uomo prima che diventasse scrittura così come noi la pensiamo era collegata alla magia, al segreto. La Rivista è un esempio di scrittura collettiva del nostro gruppo nel senso che sono presenti più contributi. Si è ipotizzato di scrivere anche un libro che affrontasse la tematica dell’ITP.  Il gruppo è un corpo vivente e la Rivista come si diceva all’inizio della presentazione vuol dare voce alle esperienze del gruppo/corpo. F. de Saussure scriveva che la scrittura rende visibile il linguaggio, dà corpo alla voce e allo stesso tempo, siccome la cristallizza, la fa diventare lettera morta.
Ritorniamo un attimo velocemente all’aspetto inerente le origini della scrittura. La scrittura                                                  1  Ong W.J., Orality and literacy. The technologizing of the word, London New York, Methuen, 1982, trad it Il Mulino, Bologna 1986. 2  Pulver M., Symbolik der handschrift, Zurich, Fussli, 1931, trad it, Boringhieri, Torino, 1986. 3  Cardona G.R., Antropologia della scrittura, Loescher, Torino, 1981.
intesa come sistemazione organizzata di segni viene localizzata nella Mesopotamia dei Sumeri nel 3500 a.C. quando, con caratteri cuneiformi, creavano degli elenchi, dei registri contabili di sacchi di grano, capi di bestiame. Dal canto suo Levy-Strauss sottolinea un aspetto interessante e cioè che la scrittura è apparsa dopo la rivoluzione neolitica (agricoltura, ceramica, tessitura, addomesticamento del bestiame) e contemporanea invece alla comparsa della organizzazione gerarchica della società e al bisogno definire il capitale in funzione del gruppo minoritario dominate. La scrittura come atto amministrativo è rimasto una costante come incipit e trasformazione ad esempio di un dialetto in lingua ufficiale. Effettivamente per trovare la scrittura come alfabeto fonetico o grafema dobbiamo attendere i commercianti fenici, un popolo semitico che lo diffusero in Europa ed in medio oriente. Per convenzione viene fatto risalire al 1500 a. C. e non conteneva il segno delle vocali. È probabile quindi che la scrittura in sé possieda una molteplicità di significative vie neuropsicologiche che non riguardano solo una ipotetica localizzazione cerebrale della scrittura alfabetica, ma un coinvolgimento diffuso del corpo nella scrittura, in un senso più ampio.