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Gruppo Italiano Tecniche Imagerie Mentale
Scuola Italiana di Psicoterapia per le Tecniche Immaginative
di Analisi e Ristrutturazione del Profondo - ITP di Leopoldo Rigo
» La Tecnica ITP
[1] Cos'è [2] Imagerie Mentale e ITP [3] Presupposti Teorici L'utilizzo [J] L'Immaginario Concreto [K] Il Fondo Fantasmatico [Q] Le Fasi della Cura [Y] Il Transfert [W] L'Aspetto Diagnostico [Z] [4] Evidenza Scientifica [5] Efficacia

I PRESUPPOSTI TEORICI

Secondo l’iniziale definizione di F. Galton e A. Binet, l’Imagerie Mentale è un processo mentale consistente in una successione di immagini e vissuti mentali verbalizzati da un Soggetto in presenza di un Osservatore.

L’utilizzo dell’Imagerie Mentale

L’ITP utilizza l’Imagerie Mentale (IM) in una accezione specifica, che presuppone alcune particolari condizioni:

1. uno stato di rilassamento muscolare profondo, che induce uno stato “intermedio tra sonno e veglia” o “semioniroide”. Tale condizione, come verificato con e.e.g. (A. Virel, 1971), corrisponde ad un ritmo cerebrale “alfa”;
2. uno stato di isolamento sensoriale (ambiente oscurato, silenzioso);
3. il rapporto verbale esclusivo con lo psicoterapista, con cui si è precedentemente stabilito una relazione positiva.

Nella seduta terapeutica secondo il metodo ITP l’IM viene utilizzata nell’ambito della relazione empatica con il terapeuta, che ascolta e fa eventuali interventi, inserendosi nel contesto immaginativo del paziente per modificare, attraverso suggestioni immaginative, il fondo fantasmatico problematico. L’intervento avviene su base interpretativa del terapeuta stesso, senza esplicitazione dell’interpretazione al paziente.

L’IM, pertanto, si distingue nettamente dalle comuni “fantasie” di tipo evasivo o difensivo.
L’IM è il mezzo fondamentale utilizzato dall’ITP (e in generale dalle “Tecniche Immaginative”), analogamente alla “associazione libera” nel metodo psicoanalitico e alla “immaginazione attiva” nella Terapia Analitica Junghiana.

L. Rigo spiega (nell’articolo “La psicoterapia dell’Immagine”, 1962) che “l’attività immaginativa, nel suo stretto rapporto con l’attività sensoriale, precede geneticamente le rappresentazioni astratte del pensiero ..... così l’Immaginazione, prodotto più immediato del linguaggio, precede geneticamente quest’ultimo e ne è una condizione”. Rigo sottolinea ancora come “l’immaginare è legato e quasi identificabile alle immagini visive e queste sono collegate a situazioni concrete con tutte le loro implicazioni emotive e sentimentali, mentre il pensare è sempre legato al linguaggio, che può anche non essere accompagnato da immagini ed è in ogni caso corrispondente ad un modo di essere molto più distanziato dalla situazione e meno carico di elementi emotivi”.

L’“Immaginario Concreto”

Tale concezione discende dall’esperienza clinica e dalla constatazione che nella IM indotta dal rilassamento profondo, venendo meno o attenuandosi le barriere intrapsichiche tra conscio e inconscio, appaiono al “soggetto che prova”, livelli emotivi profondi, che si configurano con il carattere “concreto” dell’esperienza sentita-vissuta, non solo immaginata. E’ impegnata tutta la sensorialità, in primo luogo quella propriocettiva; l’Immagine porta con sè tutto il vissuto del soggetto: è cenestesica, chinestesica e labirintica e poi tattile, uditiva e visiva; la partecipazione emotiva è in genere molto intensa. Il Soggetto o la “parte che prova”, alla presenza dell’analista che ascolta empaticamente, vive stati d’animo ed emozioni che riattualizzano, le sue vicende.
L’esperienza viene vissuta attraverso la “immagine autorappresentativa del soggetto” o ”Io corporeo immaginario” (Virel), a cui il Soggetto si sente identificato a livello emotivo e corporeo, provando tutte le diverse sensazioni: cenestesica, chinestesica, labirintica, tattile, uditiva e visiva, come nella vita reale e come nel sogno.
L’Io corporeo immaginario si muove nello scenario immaginario, anch’esso proiezione di stati emozionali e psichici che rappresentano carenze, difese, conflitti tra istanze. Le Immagini derivano dal mondo interno del Soggetto (fantasmi e archetipi) e sono autorappresentative della struttura dinamica e in genere dello stato della personalità.

Le Immagini si organizzano in scene, all’interno delle quali il Soggetto vive e rivive in maniera “drammatica” veri stati d’animo e reazioni emotive. Ciò rende le IM sempre più significative ed espressive della storia carenziale e conflittuale del Soggetto.
Le immagini talora angoscianti della “fase conflittuale”, che si presentano nelle sequenze immaginative, sono derivate dai fantasmi di origine anche molto precoce (radici fantasmatiche a livello uterino).
In particolare nello sviluppo del metodo ITP e’ stato approfondito, sia con L. Rigo che con S. Uberto Rigo, lo studio delle vicende dell’”Immagine del Corpo”, secondo le concezioni sviluppate da F. Doltò e di G. Pankow: “stadi di sviluppo dell’Immagine del Corpo”, nozioni di “corpo vissuto” e “corpo riconosciuto”.

Il “fondo fantasmatico"

Il concetto di “Fantasma” e’ basilare nella tecnica ITP, in quanto essa si propone la modifica del “fondo fantasmatico”, quale scopo essenziale della terapia.
La nozione di Fantasma è di origine psicoanalitica: l’attenzione è quindi posta sull’inconscio, sulle dinamiche intrapsichiche e sulle difese. Gli autori che hanno dato gli apporti più signifcativi, a partire da Freud, appartengono alla psicoanalisi: in particolare S. Lebovici (1954) per l’aspetto “drammatico” del Fantasma, M. Klein per tutta la visione sugli ”oggetti interni” e S. Isaacs per tutte le tematiche inerenti la ”origine dei Fantasmi”.

Rigo ha definito il Fantasma in modo più vicino a quello kleiniano che a quello freudiano. Lo ha definito ”drammatico, egocentrico, energetico, somatotropo e relazionale” e così ne ha riassunto la struttura: ”il Fantasma è la cristallizzazione di carenze o di un conflitto precoce interiorizzato e divenuto inconscio, durante il quale l’Io infantile ha esperimentato una situazione di soppraffazione o di sconfitta”.
Dai Fantasmi derivano le fantasie diurne, gli atteggiamenti posturali, i modi di reagire affettivamente, i sogni notturni, le Imagerie.

La modifica del Fantasma, ottenuta grazie al fatto che paziente e terapeuta si mettono all’interno del processo immaginativo, è per l’ITP lo scopo della psicoterapia.
L’ITP consente di risolvere i nuclei fantasmatici patogenetici, perchè nel corso del processo di IM la personalità funziona a livello “intermedio tra la veglia e il sonno” o “semioniroide” e l’Inconscio comunica liberamente con l’Io, che è attivo e libero di agire nei confronti delle figure e delle situaioni che esprimono i conflitti. In questa esperienza il Soggetto è accompagnato da un terapeuta che ascolta empaticamente e fa interventi su base interpretativa (lettura interpretativa dell’immagine simbolica alla luce dell’Immaginario personale vissuto dal Soggetto).
Nell’esperienza immaginativa a livello “semioniroide” il confronto diretto e l’elaborazione delle sequenze immaginarie espressive delle carenze e dei conflitti registrati nell’Inconscio, vengono a mutare i rapporti intrapsichici tra l’Io e gli “oggetti interni” rappresentativi dei limiti, dei traumi e delle frustrazioni, che producono effetti di effetti di regressione o di fissazione.

Gli avvenimenti immaginari subiscono nel corso della cura delle significative modifiche nello scenario autorappresentativo della personalità del Soggetto.
In ogni terapia riuscita si giunge ad un controllo e ad un dominio del mondo interno. L’Io corporeo immaginario, successivamente alla ristrutturazione ed alla riparazione dei traumi e microtraumi, conquista una sorta di “onnipotenza narcisistica” sul mondo interno e restaura il proprio narcisismo ferito (“narcisismo sano” di Kohout). Da ciò la personalità si ritrova nuove attitudini, un’immagine del corpo coesa, integra, il che comporta espansione e forza dell’Io, dotato di un apparato difensivo sano.
Il cambiamento in senso attivo dell’atteggiamento dell’Io porta non solo ad una modificazione della singola sequenza immaginativa, ma, a lungo andare, ad una modificazione del fantasma e quindi ad una “riparazione” del trauma o della carenza che vi avevano dato origine.
Il contatto diretto con gli “oggetti interni” e la messa in atto di processi dinamici nella vicenda fantasmatica, consentono un’intuizione profonda e immediata della situazione personale. Può anche non essere richiesto un successivo intervento che preveda la comprensione sul piano razionale del processo avvenuto.
Nell’ITP, dunque, l’interpretazione al paziente risulta secondaria rispetto all’esperienza che il soggetto fa a livello immaginario: esperienze di abreazione e di modificazione dei fantasmi caratterizzano questo tipo di cura, analogamente a quanto avviene nelle Tecniche di Imagerie Mentale.

Le fasi della cura con l’ITP

Nella sua forma più completa l’esperienza con l’ITP si può dividere in due parti: una “terapeutica” e una di espansione e di integrazione della personalità, detta anche “psicagogica”.
Ad ogni Imagerie è premesso un rilassamento profondo in cui il Soggetto ascolta l’approfondimento del respiro fino a raggiungere l’immersione nelle sensazioni cenestesiche.

Nella “parte terapeutica” avviene generalmente in primo momento (“fase ristrutturante”) la ristrutturazione dello schema corporeo e una riparazione delle carenze e dei traumi vissuti dal soggetto, che si ottiene con la tecnica delle “regressioni di età” e con le “realizzazioni simboliche”.
Tale procedimento si ispira a Sechehaye (1954), che proponeva la terapia del “maternage”, in cui si attua il soddisfacimento dei bisogni attraverso la loro “realizzazione simbolica”. Nell’ ITP si attua un buon maternage riparatore, che permette una ristrutturazione anche a livello fetale: attraverso l’esperienza fondamentale di una buona cenestesi il paziente può sperimentare la coesione del Sè, l’integrità e l’unità corporea, e può viversi veramente come un individuo separato psicologicamente e pertanto “individuato” (“individuazione” e “separazione” di M. Mahler).
Un procedimento particolarmente significativo nell’ITP è quello che L. Rigo ha definito la “regressione di età”. Egli dà particolare importanza alle regressioni spontanee, utilizzate per intense abreazioni, per la riparazione del trauma, per l’elaborazione di situazioni immaginative che riscattano la situazione traumatica primitiva. “Il Soggetto rivive avvenimenti della sua infanzia in modo molto vivo, con effetti di intensa abreazione. Altre volte invece, al ricordo degli avvenimenti segue una elaborazione fantastica, che dà modo al Soggetto di cogliere in modo vivo e immediato le reazioni che erano seguite all’avvenimento e che aveva dimenticato o rimosso” (“La psicoterapia dell’Immagine” – L. Rigo, 1962).

Nella “fase conflittuale” sono affrontati e superati quei conflitti che sono stati messi in luce da Freud, dalla Klein e in genere dalla psicoanalisi. Nella fase conflittuale viene favorito l’atteggiamento attivo dell’Io di fronte alle figure simboliche di origine fantasmatica, tale attivazione dell’Io consente la modificazione del fantasma che si attua nel corso dell’IM.
L’Io, reso più coeso e più forte grazie alla ristrutturazione precedente, può affrontare e depotenziare le figure immaginarie tematizzate dai fantasmi inconsci, che possono essere di frammentazione, di assorbimento, di mancanza di sostegno, di abbandono, di schiacciamento, di divorazione, di assorbimento, di lacerazione, di mutilazione, ecc.
La modifica del fondo fantasmatico, al di là e oltre la soluzione del sintomo, apre l’uomo verso una evoluzione personale, verso comportamenti meno egocentrici, verso una maggior espansione della persona.

In seguito, nella “parte psicagogica” della cura con ITP, emergono (“fase archetipica”) le figure archetipiche descritte da Jung, quali l’anima e l’animus, le figure Mana, il Mandala, il Sè (in senso Junghiano) .
Quando il Soggetto è giunto a sperimentare il Centro della sua Persona possono manifestarsi stati particolari quali gli “stati luce”, l’uscita dall’Immaginario, l’esperienza del silenzio e della trascendenza (tali stati molto particolari sono stati ben descritti da L.Rigo).

Caratteristiche del transfert nell’ITP

Nell’ITP si tende ad evitare la strutturazione di una nevrosi di transfert, che richiederebbe un intervento fortemente interpretativo da parte del terapeuta, poco indicato nelle terapie dei disturbi pre-edipici, come evidenziato anche dalla psicanalisi attuale (Bollas e Kohout).
L’elaborazione terapeutica delle Imagerie è un procedimento più agevole dell’interpretazione dei contenuti della nevrosi da transfert, perchè la vicenda immaginativa, sorretta dai vissuti fantasmatici, è proiettata sullo scenario dell’Imagerie e non direttamente sul terapeuta. Conseguentemente, la risposta del terapeuta consiste negli interventi, nei suggerimenti o anche nella sola presenza empatica e partecipante che egli dà sul piano immaginativo. Non viene privilegiata la risposta interpretativa, ma la possibilità di una risposta simbolica, volta a colmare carenze e bisogni e al superamento dei conflitti intrapsichici.

Un altro elemento importante della conduzione nell’ITP è quello della “non direttività” o “direttività ridotta”, atta a favorire l’insorgere spontaneo del processo immaginativo, nel rispetto dell’Immaginario personale, del livello dei bisogni e delle caratteristiche di ciascuna personalità.
Viene così a stabilirsi una relazione terapeutica volta a favorire la tendenza all’autocura ed all’autosviluppo, che aumentano le risorse della personalità stessa.

L'aspetto diagnostico

La cura con l’ITP prevede una fase preparatoria nella quale si effettuano colloqui diagnostici e anamnestici e si avvia una relazione con il paziente.
Nell’approfondimento diagnostico è previsto anche l’utilizzo del Test di Rorschach, che fornisce indicazioni fondamentali per la diagnosi dell’Immagine del Corpo e per la lettura del fondo fantasmatico. Sono state studiate in particolare le analogie tra fondo fatasmatico al test di Rorschach e sedute di Psicoterapia con ITP o tecniche derivate (vedasi articoli in bibliografia).
Le fasi iniziali della cura in cui si esprimono in forma simbolica le carenze, i traumi e i conflitti, appaiono come un materiale che trova la sua chiave di lettura nella teorizzazione psicoanalitica, soprattutto nei suoi sviluppi più recenti.
Nelle fasi più avanzate della cura spesso emerge materiale interpretabile alla luce della Psicologia Analitica Junghiana, che resta il modello teorico privilegiato per le fasi di crescita, espansione, integrazione della personalità.

Si elencano i principali riferimenti teorici:

• per le conoscenze di base sulla teoria dell’Inconscio: S. Freud e F. Fornari;
• per le successive evoluzioni della concettualizzazione psicodinamica: M. Klein, H. Segal, D. Winnicott, W. Bion;
• per la psicodiagnosi infantile: A. Freud, I. Manzano, F. Palacio Espasa, R. Mises, B. Golse;
• per l’autismo, gli stati psicotici, il processo di individuazione e separazione: B. Bettelheim, H. Rosenfeld, D. Melzer, M. Malher, A. Bergman, F. Tustin, G. Pankow, J. Jacobson;
• per la psicologia del Sè, e i disturbi narcisistici e borderline: H. Kohout e O. Kernberg;
• per l’evoluzione del comportamento di attaccamento: J. Bowlby;
• per lo studio sull’Immagine del corpo: F. Doltò, G. Pankow;
• per la Psicologia Analitica Junghiana si fa riferimento a C. G. Jung e ai successivi sviluppi.

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