Secondo l’iniziale definizione di F. Galton e A. Binet, l’Imagerie Mentale è un processo mentale consistente in una successione di immagini e vissuti mentali verbalizzati da un Soggetto in presenza di un Osservatore.
L’utilizzo dell’Imagerie Mentale
L’ITP utilizza l’Imagerie Mentale (IM) in una accezione specifica, che presuppone alcune particolari condizioni:
1. uno stato di rilassamento muscolare profondo, che induce
uno stato “intermedio tra sonno e veglia” o “semioniroide”.
Tale condizione, come verificato con e.e.g. (A. Virel, 1971), corrisponde
ad un ritmo cerebrale “alfa”;
2. uno stato di isolamento sensoriale (ambiente oscurato,
silenzioso);
3. il rapporto verbale esclusivo con lo psicoterapista,
con cui si è precedentemente stabilito una relazione positiva.
Nella seduta terapeutica secondo il metodo ITP l’IM viene utilizzata nell’ambito della relazione empatica con il terapeuta, che ascolta e fa eventuali interventi, inserendosi nel contesto immaginativo del paziente per modificare, attraverso suggestioni immaginative, il fondo fantasmatico problematico. L’intervento avviene su base interpretativa del terapeuta stesso, senza esplicitazione dell’interpretazione al paziente.
L’IM, pertanto, si distingue nettamente dalle comuni “fantasie”
di tipo evasivo o difensivo.
L’IM è il mezzo fondamentale utilizzato dall’ITP (e in
generale dalle “Tecniche Immaginative”), analogamente alla “associazione
libera” nel metodo psicoanalitico e alla “immaginazione attiva”
nella Terapia Analitica Junghiana.
L. Rigo spiega (nell’articolo “La psicoterapia dell’Immagine”, 1962) che “l’attività immaginativa, nel suo stretto rapporto con l’attività sensoriale, precede geneticamente le rappresentazioni astratte del pensiero ..... così l’Immaginazione, prodotto più immediato del linguaggio, precede geneticamente quest’ultimo e ne è una condizione”. Rigo sottolinea ancora come “l’immaginare è legato e quasi identificabile alle immagini visive e queste sono collegate a situazioni concrete con tutte le loro implicazioni emotive e sentimentali, mentre il pensare è sempre legato al linguaggio, che può anche non essere accompagnato da immagini ed è in ogni caso corrispondente ad un modo di essere molto più distanziato dalla situazione e meno carico di elementi emotivi”.
Tale concezione discende dall’esperienza clinica e dalla constatazione
che nella IM indotta dal rilassamento profondo, venendo meno o attenuandosi
le barriere intrapsichiche tra conscio e inconscio, appaiono al “soggetto
che prova”, livelli emotivi profondi, che si configurano con il carattere
“concreto” dell’esperienza sentita-vissuta, non solo immaginata.
E’ impegnata tutta la sensorialità, in primo luogo quella propriocettiva;
l’Immagine porta con sè tutto il vissuto del soggetto: è
cenestesica, chinestesica e labirintica e poi tattile, uditiva e visiva;
la partecipazione emotiva è in genere molto intensa. Il Soggetto
o la “parte che prova”, alla presenza dell’analista che
ascolta empaticamente, vive stati d’animo ed emozioni che riattualizzano,
le sue vicende.
L’esperienza viene vissuta attraverso la “immagine autorappresentativa
del soggetto” o ”Io corporeo immaginario” (Virel), a cui
il Soggetto si sente identificato a livello emotivo e corporeo, provando
tutte le diverse sensazioni: cenestesica, chinestesica, labirintica, tattile,
uditiva e visiva, come nella vita reale e come nel sogno.
L’Io corporeo immaginario si muove nello scenario immaginario, anch’esso
proiezione di stati emozionali e psichici che rappresentano carenze, difese,
conflitti tra istanze. Le Immagini derivano dal mondo interno del Soggetto
(fantasmi e archetipi) e sono autorappresentative della struttura dinamica
e in genere dello stato della personalità.
Le Immagini si organizzano in scene, all’interno delle quali il Soggetto
vive e rivive in maniera “drammatica” veri stati d’animo
e reazioni emotive. Ciò rende le IM sempre più significative
ed espressive della storia carenziale e conflittuale del Soggetto.
Le immagini talora angoscianti della “fase conflittuale”, che
si presentano nelle sequenze immaginative, sono derivate dai fantasmi di
origine anche molto precoce (radici fantasmatiche a livello uterino).
In particolare nello sviluppo del metodo ITP e’ stato approfondito,
sia con L. Rigo che con S. Uberto Rigo, lo studio delle vicende dell’”Immagine
del Corpo”, secondo le concezioni sviluppate da F. Doltò e
di G. Pankow: “stadi di sviluppo dell’Immagine del Corpo”,
nozioni di “corpo vissuto” e “corpo riconosciuto”.
Il concetto di “Fantasma” e’ basilare nella tecnica ITP,
in quanto essa si propone la modifica del “fondo fantasmatico”,
quale scopo essenziale della terapia.
La nozione di Fantasma è di origine psicoanalitica: l’attenzione
è quindi posta sull’inconscio, sulle dinamiche intrapsichiche
e sulle difese. Gli autori che hanno dato gli apporti più signifcativi,
a partire da Freud, appartengono alla psicoanalisi: in particolare S. Lebovici
(1954) per l’aspetto “drammatico” del Fantasma, M. Klein
per tutta la visione sugli ”oggetti interni” e S. Isaacs per
tutte le tematiche inerenti la ”origine dei Fantasmi”.
Rigo ha definito il Fantasma in modo più vicino a quello kleiniano
che a quello freudiano. Lo ha definito ”drammatico, egocentrico, energetico,
somatotropo e relazionale” e così ne ha riassunto la struttura:
”il Fantasma è la cristallizzazione di carenze o di un conflitto
precoce interiorizzato e divenuto inconscio, durante il quale l’Io
infantile ha esperimentato una situazione di soppraffazione o di sconfitta”.
Dai Fantasmi derivano le fantasie diurne, gli atteggiamenti posturali, i
modi di reagire affettivamente, i sogni notturni, le Imagerie.
La modifica del Fantasma, ottenuta grazie al fatto che paziente e terapeuta
si mettono all’interno del processo immaginativo, è per l’ITP
lo scopo della psicoterapia.
L’ITP consente di risolvere i nuclei fantasmatici patogenetici, perchè
nel corso del processo di IM la personalità funziona a livello “intermedio
tra la veglia e il sonno” o “semioniroide” e l’Inconscio
comunica liberamente con l’Io, che è attivo e libero di agire
nei confronti delle figure e delle situaioni che esprimono i conflitti.
In questa esperienza il Soggetto è accompagnato da un terapeuta che
ascolta empaticamente e fa interventi su base interpretativa (lettura interpretativa
dell’immagine simbolica alla luce dell’Immaginario personale
vissuto dal Soggetto).
Nell’esperienza immaginativa a livello “semioniroide”
il confronto diretto e l’elaborazione delle sequenze immaginarie espressive
delle carenze e dei conflitti registrati nell’Inconscio, vengono a
mutare i rapporti intrapsichici tra l’Io e gli “oggetti interni”
rappresentativi dei limiti, dei traumi e delle frustrazioni, che producono
effetti di effetti di regressione o di fissazione.
Gli avvenimenti immaginari subiscono nel corso della cura delle significative
modifiche nello scenario autorappresentativo della personalità del
Soggetto.
In ogni terapia riuscita si giunge ad un controllo e ad un dominio del mondo
interno. L’Io corporeo immaginario, successivamente alla ristrutturazione
ed alla riparazione dei traumi e microtraumi, conquista una sorta di “onnipotenza
narcisistica” sul mondo interno e restaura il proprio narcisismo ferito
(“narcisismo sano” di Kohout). Da ciò la personalità
si ritrova nuove attitudini, un’immagine del corpo coesa, integra,
il che comporta espansione e forza dell’Io, dotato di un apparato
difensivo sano.
Il cambiamento in senso attivo dell’atteggiamento dell’Io porta
non solo ad una modificazione della singola sequenza immaginativa, ma, a
lungo andare, ad una modificazione del fantasma e quindi ad una “riparazione”
del trauma o della carenza che vi avevano dato origine.
Il contatto diretto con gli “oggetti interni” e la messa in
atto di processi dinamici nella vicenda fantasmatica, consentono un’intuizione
profonda e immediata della situazione personale. Può anche non essere
richiesto un successivo intervento che preveda la comprensione sul piano
razionale del processo avvenuto.
Nell’ITP, dunque, l’interpretazione al paziente risulta secondaria
rispetto all’esperienza che il soggetto fa a livello immaginario:
esperienze di abreazione e di modificazione dei fantasmi caratterizzano
questo tipo di cura, analogamente a quanto avviene nelle Tecniche di Imagerie
Mentale.
Nella sua forma più completa l’esperienza con l’ITP
si può dividere in due parti: una “terapeutica” e una
di espansione e di integrazione della personalità, detta anche “psicagogica”.
Ad ogni Imagerie è premesso un rilassamento profondo in cui il Soggetto
ascolta l’approfondimento del respiro fino a raggiungere l’immersione
nelle sensazioni cenestesiche.
Nella “parte terapeutica” avviene generalmente in primo momento
(“fase ristrutturante”) la ristrutturazione dello schema corporeo
e una riparazione delle carenze e dei traumi vissuti dal soggetto, che si
ottiene con la tecnica delle “regressioni di età” e con
le “realizzazioni simboliche”.
Tale procedimento si ispira a Sechehaye (1954), che proponeva la terapia
del “maternage”, in cui si attua il soddisfacimento dei bisogni
attraverso la loro “realizzazione simbolica”. Nell’ ITP
si attua un buon maternage riparatore, che permette una ristrutturazione
anche a livello fetale: attraverso l’esperienza fondamentale di una
buona cenestesi il paziente può sperimentare la coesione del Sè,
l’integrità e l’unità corporea, e può viversi
veramente come un individuo separato psicologicamente e pertanto “individuato”
(“individuazione” e “separazione” di M. Mahler).
Un procedimento particolarmente significativo nell’ITP è quello
che L. Rigo ha definito la “regressione di età”. Egli
dà particolare importanza alle regressioni spontanee, utilizzate
per intense abreazioni, per la riparazione del trauma, per l’elaborazione
di situazioni immaginative che riscattano la situazione traumatica primitiva.
“Il Soggetto rivive avvenimenti della sua infanzia in modo molto vivo,
con effetti di intensa abreazione. Altre volte invece, al ricordo degli
avvenimenti segue una elaborazione fantastica, che dà modo al Soggetto
di cogliere in modo vivo e immediato le reazioni che erano seguite all’avvenimento
e che aveva dimenticato o rimosso” (“La psicoterapia dell’Immagine”
– L. Rigo, 1962).
Nella “fase conflittuale” sono affrontati e superati quei conflitti
che sono stati messi in luce da Freud, dalla Klein e in genere dalla psicoanalisi.
Nella fase conflittuale viene favorito l’atteggiamento attivo dell’Io
di fronte alle figure simboliche di origine fantasmatica, tale attivazione
dell’Io consente la modificazione del fantasma che si attua nel corso
dell’IM.
L’Io, reso più coeso e più forte grazie alla ristrutturazione
precedente, può affrontare e depotenziare le figure immaginarie tematizzate
dai fantasmi inconsci, che possono essere di frammentazione, di assorbimento,
di mancanza di sostegno, di abbandono, di schiacciamento, di divorazione,
di assorbimento, di lacerazione, di mutilazione, ecc.
La modifica del fondo fantasmatico, al di là e oltre la soluzione
del sintomo, apre l’uomo verso una evoluzione personale, verso comportamenti
meno egocentrici, verso una maggior espansione della persona.
In seguito, nella “parte psicagogica” della cura con ITP, emergono
(“fase archetipica”) le figure archetipiche descritte da Jung,
quali l’anima e l’animus, le figure Mana, il Mandala, il Sè
(in senso Junghiano) .
Quando il Soggetto è giunto a sperimentare il Centro della sua Persona
possono manifestarsi stati particolari quali gli “stati luce”,
l’uscita dall’Immaginario, l’esperienza del silenzio e
della trascendenza (tali stati molto particolari sono stati ben descritti
da L.Rigo).
Caratteristiche del transfert nell’ITP
Nell’ITP si tende ad evitare la strutturazione di
una nevrosi di transfert, che richiederebbe un intervento
fortemente interpretativo da parte del terapeuta, poco indicato nelle terapie
dei disturbi pre-edipici, come evidenziato anche dalla psicanalisi attuale
(Bollas e Kohout).
L’elaborazione terapeutica delle Imagerie è un procedimento
più agevole dell’interpretazione dei contenuti
della nevrosi da transfert, perchè la vicenda immaginativa, sorretta
dai vissuti fantasmatici, è proiettata sullo scenario
dell’Imagerie e non direttamente sul terapeuta. Conseguentemente,
la risposta del terapeuta consiste negli interventi, nei suggerimenti o
anche nella sola presenza empatica e partecipante che egli dà sul
piano immaginativo. Non viene privilegiata la risposta interpretativa, ma
la possibilità di una risposta simbolica, volta
a colmare carenze e bisogni e al superamento dei conflitti
intrapsichici.
Un altro elemento importante della conduzione nell’ITP è quello
della “non direttività” o “direttività ridotta”,
atta a favorire l’insorgere spontaneo del processo immaginativo, nel
rispetto dell’Immaginario personale, del livello dei bisogni e delle
caratteristiche di ciascuna personalità.
Viene così a stabilirsi una relazione terapeutica volta a favorire
la tendenza all’autocura ed all’autosviluppo, che aumentano
le risorse della personalità stessa.
La cura con l’ITP prevede una fase preparatoria
nella quale si effettuano colloqui diagnostici e anamnestici e si avvia
una relazione con il paziente.
Nell’approfondimento diagnostico è previsto anche l’utilizzo
del Test di Rorschach, che fornisce indicazioni fondamentali
per la diagnosi dell’Immagine del Corpo e per la lettura del fondo
fantasmatico. Sono state studiate in particolare le analogie tra fondo fatasmatico
al test di Rorschach e sedute di Psicoterapia con ITP o tecniche derivate
(vedasi articoli in bibliografia).
Le fasi iniziali della cura in cui si esprimono in forma simbolica le carenze,
i traumi e i conflitti, appaiono come un materiale che trova la sua chiave
di lettura nella teorizzazione psicoanalitica, soprattutto nei suoi sviluppi
più recenti.
Nelle fasi più avanzate della cura spesso emerge
materiale interpretabile alla luce della Psicologia Analitica Junghiana,
che resta il modello teorico privilegiato per le fasi di crescita,
espansione, integrazione della personalità.
Si elencano i principali riferimenti teorici:
• per le conoscenze di base sulla teoria dell’Inconscio: S.
Freud e F. Fornari;
• per le successive evoluzioni della concettualizzazione psicodinamica:
M. Klein, H. Segal, D. Winnicott, W. Bion;
• per la psicodiagnosi infantile: A. Freud, I. Manzano, F. Palacio
Espasa, R. Mises, B. Golse;
• per l’autismo, gli stati psicotici, il processo di individuazione
e separazione: B. Bettelheim, H. Rosenfeld, D. Melzer, M. Malher, A. Bergman,
F. Tustin, G. Pankow, J. Jacobson;
• per la psicologia del Sè, e i disturbi narcisistici e borderline:
H. Kohout e O. Kernberg;
• per l’evoluzione del comportamento di attaccamento: J. Bowlby;
• per lo studio sull’Immagine del corpo: F. Doltò, G.
Pankow;
• per la Psicologia Analitica Junghiana si fa riferimento a C. G.
Jung e ai successivi sviluppi.